07 giu 2017

Ginger e Fred

Omaggio malinconico, sberleffo contro la tv, anticipazione dei reality, critica al berlusconismo nascente (che, purtroppo, come si vide dopo, non era il peggio), contenitore e cinema d'autore scatenato, atto d'accusa contro la dipendenza televisiva- e la pubblicità (cameo non indifferente di Moana). Ci vorrebbe un libro a parte per raccontare e spiegare Ginger e Fred, forse il vero grande capolavoro dell'ultimo Fellini.
Nella storia di Amelia e Pippo (Masina e un Mastroianni artatamente imbruttito) due vecchi ballerini famosi un tempo con il numero dei leggendari Fred Astaire e Ginger Rogers che vengono invitati tra gli ospiti di uno show domenicale televisivo (così simile a quelli che vediamo nella tv "reale", oggigiorno) si intrecciano in maniera miracolosa l'invettiva contro la tv che crea falsi personaggi che durano lo spazio di poche ore, e il tributo a un mondo dello spettacolo che non c'era- e non c'è più. Il Maestro si affida a due suoi attori storici (torna a lavorare con la moglie dopo vent'anni) e li lascia fare, dentro un racconto epico e mostruoso. Saggio di bravura e glorificazione del mito, revival e profezia. Un Fellini più cattivo che onirico. Ginger Rogers , sentendosi -erroneamente- ripresa nel personaggio della Masina- chiese il blocco del film . Fellini liquidò la questione con un appropriato "I miti non invecchiano mai". Il regista verrà comunque poi assolto dall'accusa di appropriazione indebita .
Un capolavoro così moderno da essere citato anche in un episodio de I Simpson (tal Il Bob italiano).
Con un viscido-e mai abbstanza ricordato- Franco Fabrizi nella parte (per un pò si pensò a Sordi) del presentatore.

Ginger e Fred (american trailer)