14 mag 2017

Nannarella

Davvero gustosa, questa biografia (Nannarella, di Giancarlo Governi) della Magnani: la bambina cresciuta dalla nonna, trascurata dalla madre, che non conobbe mai il il padre; la giovane attrice che inizialmente voleva fare la pianista; la superba commediante di rivista, negli anni della guerra; la grande "diva" (un Oscar, per dire), musa del neorealismo, e non solo; la donna sfortunata in amore (tradita, lasciata, incompresa...); la madre amorevole (la grave malattia alle gambe dell'unico figlio, Luca); gli sbalzi d'umore leggendari; la bellezza da anti-star; la sua tecnica di recitazione che già anticipava i metodi actors studio; così, istintivamente.
Una storia che sembra un film neorealista e hollywoodiano assieme. Un esempio per ogni artista: verità, volontà, talento, fantasia. Tutto il Cinema d'autore (dalla Nouvelle vague, che pure la snobbò colpevolmente, al cinema americano anni settanta, fino alle serie più detonanti) è debitore di questa cavalla di razza della celluloide universale. Al servizio di un Cinema che oggi è sepolto, benchè indimenticabile. Indimenticabile, perchè irripetibile. Come tutti i classici.

dedicato a mia madre, la migliore.

[...] Ma che te dirà er cervello..?! dimmelo... Ma nò sai i sacrifici che ho fatto, ma no sai che ho dovuto sputà er sangue pè potè arrivà ar punto de portatte a casa co' me, a fà 'na vita da cristiani..assieme...eh? Sò sedici anni che aspetto stò momento...e mica è stato facile pè me sà: tè ancora nà sai tutta la cattiveria der mondo. (da Mamma Roma, di Pierpaolo Pasolini, 1962)

"Ieri è venuta una ragazzina piccola, mora, con gli occhi espressivi. Non recita, vive le parti che le vengono affidate: è già un'attrice, la scuola non può insegnarle molto di più di quello che ha già dentro di sè" (Silvio D'Amico, professore di storia del teatro, da Nannarella).