28 mag 2017

Jack Kerouac si faceva troppi problemi

Orizzonte sui miei piedi
orizzonte sui miei lacci
il figlio del figlio del figlio
di Jack Kerouac
ha il profilo di mio padre
e le tasche piene di mappe
viaggio lontano finisce qui
viaggio vicino perdura oltre
sperso tra visioni
il sottile interludio
che passa
tra l'ombra delle gambe
di una ragazza di Des Moines
e quelle di Fonte Meravigliosa
facce di pagliacci smagriti
e cadaveri con la redingote
i ribelli chiusi in una bara
gli scrittori ribelli
stampati su una bancarella
il tizio
che non ha dato il passaggio
al vecchio Jack
è morto spiaccicato
in un frontale
di fronte alle case mai riverniciate
volti perpendicolari
color del miele
sporcano
le lettere
al mio amore
vecchie ragguardevoli signore
portano i cani a passeggio
la vita noiosa del manager di Bob Dylan
mentre sono entusiasta
che l'America
sia a distanza di sicurezza dalla mesta Europa
specchi oblunghi
color del sangue
abbelliscono le ultime sere
prima della menopausa
perchè poi tutto sembra ridursi
giusto a un comandamento:
se ti lavi i capelli solo con acqua e limone
ne perderai di meno
e poi c'e ancora tanto tempo
per scrivere di un mucchio di cose:
la pazienza e la fortuna del marito di Sara Jay
menti loquaci che pontificano sui crash test
i turbamenti esistenziali delle ragazze di Via Frattina
nei loro jeans bianchi
pellicani perplessi alla ricerca della cena;
oh, si, ci sarà un'altra guerra da combattere
e io andrò camminando ancora libero,
più o meno da queste parti,
disertore.

Vedo che sta arrivando un'altra guerra 
ma non ci sarò io a combatterla.
Ho letto la scritta sulla porta del gabinetto.
Ho aiutato Kilroy a scriverla.
(Lawrence Ferlinghetti, "Autobiografia")

Sui marciapiedi formicolavano gli individui più malridotti del paese: tutti sotto quelle dolci stelle della California meridionale che si perdono nell'alone bruno di quell'enorme accampamento nel deserto che è in realtà Los Angeles
(Jack Kerouac, "Sulla Strada")